Proponiamo di seguito una selezione di relazioni che abbiamo raccolto durante anni di lavoro del nostro Club, gli autori sono soci o amici che hanno partecipato alle nostre conviviali.

 

Conviviale in Pratomago

Pietro Ralli * CONVIVIALE IN PRATOMAGNO Incredibile, ma è successo! Per l’amore dell’amico Paolo Rosi verso la montagna preferita, per la sua conoscenza di ogni sentiero e ogni anfratto, per le sue scorribande nei costoni impervi che guardano il Valdarno e nelle pendici morbide che guardano il Casentino, infine per la sua insistenza, il Rotary Club Arezzo Est ha consumato, all’ombra della Croce di Pratomagno la prima, forse unica, conviviale montana. Grazie, amico Rosi, per averci portato, o ricondotto lassù e grazie anche per la pregevole e ammirabile “Piccola Guida”, che io dico grande guida, che segna il ricordo di una bella giornata – il 28 maggio 2005 – e rimane, in buona vista, nelle nostre biblioteche. Ad essi, a queste condizioni di vita, pensava un montanaro aretino, Amintore Fanfani, allora uomo di governo, che inventò la “Legge per la Montagna”, veicolo per consistenti finanziamenti dello Stato a favore delle…

Ai nostri tempi, parte I

Pietro Ralli * Ai nostri tempi 1ª parte È sempre più raro, oggi, trovare un anziano, un vecchio che inizi un discorso con queste parole per raccontare il suo passato, le sue esperienze. Tutti hanno fretta, tanti non hanno la pazienza di ascoltare racconti di una società diversa, che non c’è più, esperienze di lavoro, ricordi di gioie e di sofferenze … non interessano più. Probabilmente la consapevolezza di quello che si è vissuto tanti anni fa non solo non suscita interesse, ma è una delle cause della malinconia e della solitudine di tanti nostri vecchi. Ai nostri tempi … era allora il desiderio di voler raccontare ed insegnare ai figli a ai nipoti a vivere ed operare onestamente, rammentando le esperienze vissute. Oggi questo non serve più. C’è la TV, ci sono i telefonini … bisogna andare sempre più in fretta, manca il tempo e la pazienza per ascoltare…

Ai nostri tempi, parte II

Pietro Ralli * Ai nostri tempi 2ª parte La religiosità della famiglia contadina Per le famiglie dei mezzadri nella prima metà del ‘900, la durezza della vita, del lavoro e spesso della miseria, si accompagnava ad una grande fede e religiosità. Le festività religiose erano occasioni frequenti per stare insieme in una larga comunione di pensiero e di fraternità. La prima festa religiosa dell’anno era la Pasqua. Le funzioni religiose per la Passione, la Crocifissione, la Morte e la Resurrezione di Gesù erano intensamente vissute. Per la loro preparazione di sera, per quattro venerdì, si partecipava alla Via Crucis, sostando per un commento del parroco ed una preghiera ad ognuna delle quattordici “stazioni” segnate da appropriate immagini sulle pareti della chiesa. In questo periodo il prete passava a benedire le case. Le donne preparavano l’accoglienza dell’”acqua santa” con la più rigorosa pulizia dell’anno, esponendo le migliori coperte sui letti e…

Ai nostri tempi, parte III

Pietro Ralli * Ai nostri tempi 3ᵃ parte La famiglia contadina ed il lavoro della terra Le stagioni segnavano il tempo opportuno ed adatto per il susseguirsi delle attività necessarie per le colture agrarie del podere. Attrezzi del contadino Da sinistra: 1. Granata 2. Frusto 3.Pala 4. Zappa 5. Forcone 6. Badile 7. Vanga 8. Rastrelli 9. Tagliafieno per pagliaio 10. Sgranatore per pannocchie 11. Falce 12. Falce fienaia 13. Roncola a manico corto 14. Forca 15. Roncola a manico lungo La famiglia trovava nelle più svariate colture quanto necessario ed indispensabile per il vivere quotidiano. La coltura del grano per il pane; del granturco per la polenta e per gli animali; erba medica, trifoglio, avena e segale per il fieno, alimento dei bovini; la vite per il vino; gli alberi da frutto: ciliegi, meli, peri, ficaie; ceci e patate, per il consumo; tabacco, coltura redditizia da destinare al mercato….

Ai nostri tempi, parte IV

Pietro Ralli * Ai nostri tempi 4ª parte Il lavoro del contadino Dalla sera alla mattina: gioie e dolori Negli anni della prima metà del ‘900 la campagna ed i campi destinati all’agricoltura erano caratterizzati da una coltivazione intensiva. Ogni podere, una famiglia mezzadrile, sempre numerosa, che dalla terra doveva ricavare quanto necessario a sé stessa, con un regime di autarchia, una forma economica chiusa. Così, per esigenze naturali, era una comunità primitiva. Inevitabilmente il lavoro occupava tutti i giorni dell’anno e bisognava, lavorando la terra, saper coltivare di tutto e saper fare di tutto. Il contadino si alzava molto presto, intorno alle quattro della mattina – un po’ più tardi nelle mattine d’inverno – e andava a dormire piuttosto tardi. Il primo, costante lavoro di ogni giorno dell’anno era la cura del bestiame, non meno di 10-15 bovini, i maiali, la miccia o la cavalla, gli animali da cortile…