Italo Giorgio Minguzzi *, autore dell’articolo                       

Giovannino Guareschi è nato il 1° maggio del 1908. Il padre, socialista, lo presentò dal terrazzo di casa ai compagni festeggianti, avvolto in un fazzoletto rosso.

Quel fazzoletto rosso Guareschi non se lo è mai tolto del tutto, anche se, invece che intorno al collo, l’ha attorcigliato intorno al cuore. E ciò si vede benissimo nella figura di Peppone, davvero “caro a Dio e agli uomini” che, pur trovandosi spesso nell’errore, è sempre presentato con simpatia. E sempre con una buona fede sostanziale e tante giustificazioni in suo soccorso.

Giovanni XXIII aveva particolarmente a cuore i libri di Guareschi della serie di “Mondo Piccolo” e quando distingueva, sapientemente, tra l’errore e l’errante, non v’è dubbio che nella gente come Peppone intuiva la personificazione di questo “credo”. Non a caso soleva dare in dono alle persone importanti che incontrava un volume di Guareschi. Non a caso avrebbe voluto commissionargli un catechismo per i giovani. Non a caso, ancora una volta con quella lungimiranza che fu propria di quel grande Pontefice, anticipò il giudizio che la Chiesa ebbe a dare molti anni più tardi, per mezzo di suoi insigni rappresentanti quali, primo fra tutti, il Cardinale Giacomo Biffi. Perché, in effetti, la grande “fede” di Guareschi era al di sopra di ogni sospetto, ma purtroppo, come troppo spesso avviene (perché ancora oggi è così), non era al di sopra delle posizioni politiche. E la fazione politica spinse molti cattolici a mettere in dubbio l’opera di Guareschi, perché questi si era permesso di mettere in dubbio l’opera di qualche personaggio della Democrazia Cristiana, identificando Cristo come un partito il che era esattamente ciò che, invece, doveva sempre essere tenuto separato e che Guareschi aveva sempre criticato o condannato.

La vita di Guareschi fu sempre “a cavallo” fra la restrizione e la libertà. Libero appena nato, poi ristretto nella scuola-convitto, poi ancora libero e quindi ancora internato in un campo di concentramento. Libero finalmente dalla guerra e dal lager, percorse il periodo più attivo e positivo della sua vita ma, ad un certo punto, dovette affrontare la prigione per potersi, come lo stesso Guareschi afferma, mantenere libero. Carcerato per ragioni politiche. Pensate ai giornalisti d’oggi e pensiamo a quello che passò Guareschi.

C’è da non crederci. La “vera” libertà forse non l’ha poi più trovata. Si è trovato prigioniero di sé stesso, della sua rabbia, della sua impotenza a fare qualcosa per cambiare un mondo sempre più “in caduta”, della sua solitudine quando ha creduto di non potersi più fidare di nessuno.

Ricordo una vecchia canzonetta del Ventennio che finiva con le parole “… chi tocca Mussolini, pericolo di morte”. Poi il Ventennio è finito, è caduta la dittatura, si è affermata la democrazia, e non è cambiato quasi nulla. Perché ci vuol ben altro per cambiare gli italiani! Si è cambiato il nome. Rimosso il “Mussolini”, di volta in volta si è messo il nome del “pericolo” di turno, ma non è cambiato il “devozionismo” degli italiani verso il potere politico.

Poi la morte… anni di oblio, l’Unità che annuncia la morte di Giovannino Guareschi scrivendo che era morto uno scrittore che non era mai nato (questa affermazione sarebbe però piaciuta a Guareschi, perché, in fondo, provava una certa simpatia per i “fessi”) il clero, come abbiamo già detto, che prendeva le distanze poi…

Poi è riscoppiato il caso. Qualcuno ha cominciato ad accorgersi che era mancato il più grande scrittore popolare del nostro Novecento. Qualcuno si è accorto che meglio delle religiosità di sacrestia ci sono le religiosità vissute nel quotidiano, che mettono Cristo anziché su un santino, sul cuore. Poi e poi e poi.

Finalmente ci si è accorti che Giovannino Guareschi era lo scrittore più letto, più tradotto e più diffuso nel mondo fra tutti gli scrittori del secolo scorso.

Alla domanda “perché è tanto letto?” è facile rispondere. Primo, perché scriveva bene. Con un linguaggio estremamente semplice ma incredibilmente puntuale. Non esiste mai una parola che non sia appropriata al contesto. Secondo, perché è divertente e commovente, a seconda dei temi trattati. Mai nessun scrittore sa indurti al pianto o al riso come sa fare Giovannino Guareschi. Terzo, perché non è mai volgare ed ogni suo racconto o scritto ha sempre un fine profondamente morale. Il che fa di lui uno scrittore “eccezionale”, in tutti i sensi che si possono dare a questa parola.

 

 

Relazione tenuta il 9 novembre 2006

 

 

*

Past District Governor 2005-’06

 

 

 

 

Share this Post

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>