Giuseppe Fanfani

 

Molti aretini conoscono la carriera di Giuseppe Fanfani: avvocato, sindaco, un giurista dalla carriera brillante che lo ha anche portato a diventare membro laico del Consiglio Superiore della Magistratura.

Ma chi lo conosce più intimamente sa che Fanfani ha sempre trovato uno spazio da dedicare alla letteratura, alla poesia in particolare.

Lo scorso 28 ottobre il nostro Presidente ci ha voluto far conoscere quest’ altro aspetto della personalità del nostro concittadino e ha raccolto in Pieve una gremita platea di soci e di amici per assistere alla sua Lectura Dantis sul V Canto dell’Inferno: “La Poesia apre orizzonti e rende eterni”.

Il V Canto dell’Inferno dantesco è quello che tratta dell’amore adultero tra Francesca Da Polenta e Paolo Malatesta.

La Pieve Santa Maria, la suggestione delle luci rosse e blu a rievocare l’atmosfera dell’inferno dantesco, un’ambientazione suggestiva, emozionante in cui risuonava la voce ferma con cui il nostro Fanfani ha declamato il canto.

Strofe interrotte da una forbita esegesi in cui ci ha raccontato del sentimento dei due, del loro sentimento assolutamente carnale, di un Dante che si allontana dagli stilemi del Dolce Stil Novo per attingere a piene mani dal repertorio dei trovatori del 1200, coloro che per primi avevano fornito alle donne un vero e proprio io lirico. Nel V Canto, infatti, è solo Francesca a raccontare affannata la sua storia, il suo uomo, Paolo, non può far altro che piangere.

Dante è mosso più volte a pietà dal racconto della giovane, fino allo svenimento finale: “Le sensazioni dei personaggi”, chiarisce Fanfani, “non sono che le sensazioni amplificate di chi scrive”. “Pensate che Dumas addirittura pianse quando scrisse della morte di Porthos”.

La dissertazione si fa infuocata e appassionata quando, si lancia in ardite percorrenze tra l’attualità e i versi danteschi.

“Le leggi ad personam sono sempre esistite, solo che qualcuno ha esagerato”, scherza per esempio quando legge i versi del canto relativi a Semiramide, la mitica regina assiro-babilonese che:

“A vizio di lussuria fu sì rotta,

che libito fé licito in sua legge,

per tòrre il biasmo in che era condotta”

Ed è forte di una lucidissima ironia quando associa a più fasi del suo vissuto politico, il monito di Minosse a Dante:

“guarda com’entri e di cui tu ti fide;

non t’inganni l’ampiezza de l’intrare!”

Insomma un’esperienza emozionante che ci ha permesso di vivere la nostra bella Pieve in una atmosfera speciale e di godere della poesia del nostro grande poeta.

L’evento è stato organizzato a favore della campagna “End Polio Now”, con la sponsorizzazione di Euronics, Monnalisa e TCA.

 

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