Dario Deni *

Questa volta è protagonista il progetto dell’Associazione “Vela Insieme”, basa-to sulle proprietà benefiche della barca e del mare, inseriti nel contesto unico di amicizia, di solidarietà, di uguaglianza, di ragazzi, condito con arte marinaresca e paesaggi da sogno.

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Durante un caminetto del mese di febbraio, il Presidente dell’Associazione Bruno Brunone, ci ha parlato con passione ed entusiasmo dell’attività, che da oltre 20 anni, sta conducendo: offrire l’opportunità di trascorrere una vacanza in barca a vela, nel mare più bello del mondo dell’arcipelago toscano, a persone con e senza disabilità, eliminando momentaneamente le barriere architettoniche del mezzo nautico.

L’Associazione possiede una piccola flotta di 3 barche a vela, tra i 39 ed i 44 piedi, e collabora in progetti formativi, con le Regioni Toscana e Lombardia, ASL territoriali e varie scuole, portando in mare 200 – 300 ragazzi l’anno.

L’Associazione è stata una delle prime, in Italia, ad introdurre la pratica della vela terapia, utilizzando il mare e la navigazione come strumenti di integrazione e recupero. Permette ad un gruppo di persone di incidere su variabili psicofisi-che, individuali e di gruppo, come il benessere generale, le autonomie, le idee ed atteggiamenti nei confronti dei giovani che fanno parte del gruppo, con pro-gressi scientificamente riconosciuti. Questa pratica terapeutica, non ha effetti positivi solo nei confronti dei ragazzi che prendono parte alle uscite in barca ma anche verso i loro genitori, che acquisiscono un benessere psicologico nel vede-re i propri figli compiere esperienze di autonomia. Paure e barriere iniziali, la-sciano spazio ad un’esperienza unica che forma i futuri cittadini, in grado di diffondere i giusti valori ed il rispetto della diversità.

Bruno Brunone, accompagnato da Ivano Archinucci, skipper dell’Associazione e conosciuto pneumologo di Arezzo, ci hanno raccontato passaggi curiosi delle esperienze vissute. Vivere in mare, a contatto con le bellezze naturali, aiuta ad educare i ragazzi. Aiuta a distaccarsi da elementi di disturbo, come smartphone e tablet, apprezzando dal vivo il passaggio di un branco di delfini, suggestivi tramonti, il rumore del silenzio ed infinite bellezze naturali che solo il mare può regalare.

Vela Insieme da due anni non riceve più il supporto della Regione Toscana, ed è costretta a gestire delle criticità. Le difficoltà non sono solo economiche ma di reperimento risorse umane, di ragazzi da formare: infatti dilagano pregiudizi che considerano la barca, mezzo pericoloso su cui ospitare un bambino. In Italia oggi, antico popolo di navigatori del passato, è diffusa la paura ancestrale ed atavica del mare. Comunque l’Associazione, unisce in barca a vela ragazzi disabili con ragazzi normodotati, gli uni accanto agli altri, stimolando la conoscenza reciproca. Capire che il diverso non è poi così diverso e che, al di là delle apparenze, esistono linguaggi, sentimenti e desideri comuni che si esprimono in modi differenti.

La crociera di una settimana inizia con il doveroso incontro preliminare sulla barca per trasmettere le informazioni ai neofiti sulla sicurezza e i comportamenti da tenere. Iniziano i primi dubbi da parte dei partecipanti: avrò fatto la scelta giusta? Come sarà la convivenza? Mi troverò bene?

Qualcuno probabilmente, nelle fasi iniziali, si pentirà anche di essere partito! Ma oramai le cime di ormeggio si sono sciolte, la barca è salpata e non può fermare il suo abbrivio. L’avventura è iniziata!

Nelle prime fasi del viaggio prevalgono le formalità, i silenzi. Successivamente, per l’esperienza e la bravura dell’equipaggio (skipper ed educatori), comincia a crearsi un clima di confidenza sempre maggiore che si trasforma subito in complicità, fatta di scherzi e battute, insomma di atteggiamenti amichevoli. Ci sono i pranzi e le cene nel pozzetto, che favoriscono le discussioni e i momenti in cui i ragazzi parlano anche di aspetti interiori ed intimi. Ascoltano e commentano, riuscendo facilmente a capire che per la riuscita della crociera, bisogna stare uni-ti. Fare “corpo unico” gli uni accanto agli altri. La conoscenza reciproca si approfondisce. Le differenze scompaiono e con esse i pregiudizi. L’inclusione viene promossa attraverso gare di cucina, in cui tutti sono chiamati a partecipare e sentirsi protagonisti. Viene consegnato loro un “diario di bordo” da riempire, importante strumento di racconto dei momenti trascorsi, che diventerà ricordo prezioso della straordinaria esperienza. Una settimana è capace ad indurre il cambiamento dei ragazzi, come esperienze scientifiche dimostrano. Solo il mare e la barca possono provocare queste trasformazioni positive in così breve tempo. Infatti i partecipanti accrescono la fiducia nei loro mezzi e le loro potenzialità.

Scoprono che il bagaglio di ciascuno, senza alcuna distinzione, è un bene prezioso da mettere a disposizione degli altri.

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Il motto dell’Associazione è “In mare c’è posto per tutti”.

Quando sarà così, anche sulla Terra, vivremo in un mondo migliore.

Il Progetto è una testimonianza lodevole, che offre al Rotary la possibilità di in-serirsi in modo attivo in proposte pragmatiche che aiutino l’inclusione dei ra-gazzi meno fortunati nel mondo circostante, con attività quotidiane che metta-no a disposizione piccoli strumenti ma durevoli e costanti. Aderiscono all’Associazione oltre 30 capitani coraggiosi, che con professionalità ed esperienza conducono le imbarcazioni immergendosi in un’esperienza unica.

Un appello a tutti gli skipper del Club interessati: avanti, c’è posto!

Relazione tenuta 8 febbraio 2018

*   Foto Dario-Deni Past President 2013-‘14

 

 

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