È stato un “personaggio” nel nostro tempo, nella nostra Comunità, con talenti in tanti campi …che ha speso bene, con discrezione e senza compromessi.

La conoscenza con Giulio risale all’Università quando eravamo “goliardi” a Bologna e già allora emergeva il “tratto” Giulio Rupi: gli avvenimenti della nostra vita da studenti, i caratteri distinti dei compagni di pensione e di studio, quelli dei professori di Facoltà, venivano filtrati con humour (da Giulio chiaramente): così il terribile Prof. Piazza, che ci terrorizzava con l’esame di Scienza delle Costruzioni diventava in una sua famosa vignetta un diavolo in doppio petto che in combutta con l’infernale traghettatore Zanaboni “Caronte”, portava all’inferno gli allievi bocciati.

La “casa dello studio” a Bologna era in Via Marconi, io abitavo vicino ma c’erano tanti amici in quell’appartamento, il “Rugge” dal ciuffo che usciva dal colletto della camicia a riprova della sua virilità, Roberto Vannini di Sansepolcro, Federico Sabattini detto “Chicco” di Porretta Terme, Paolo Calzini di Monte S. Savino, poi primario di urologia a Poggiosecco – Firenze, e tanti altri ancora.

Dalle finestre sul cortile esterno della “casa”, si studiavano e si preparavano “futuri collegamenti” con le studentesse di un Collegio Femminile situato proprio nel palazzo di fronte (Roberto Vannini e Federico Sabattini vi hanno trovato moglie!); a piano terra sotto i portici c’era il bar del Fantini mitico bolognese proprietario e giocatore di biliardo; poi c’era la Facoltà di Ingegneria a Porta Saragozza: l’ho ricordata per ultima, ma era la nostra maggior preoccupazione e l’abbiamo frequentata con buon profitto, Giulio in particolare.

Dopo l’Università, trascorso qualche anno ci siamo ritrovati – chiamati da amici comuni come l’Ing. Giorgio Cantucci – a fondare questo nostro Club Arezzo Est.

Forse il nome non ci è piaciuto troppo, però era quello e lo abbiamo accettato senza problemi; ci è piaciuto invece e sempre di più il crescere di questo Club, per lo spirito che lo animava e ancora lo anima: un insieme di persone che esprime il proprio impegno, la propria cultura assieme al piacere della vita partecipandola agli altri e Giulio è stato maestro in questo, un fondatore vero: lo testimoniano racconti, pagine belle del nostro bollettino, volumi di stampa e tante e-mail personali che via Internet commentavano avvenimenti e fatti che avevano colpito la sua attenzione.

Mai banale, sempre arguto con una punta di compiacimento… e si è cimentato come attore, fine dicitore, vignettista e altro ancora … Le sue vignette cui tanto teneva: una galleria di ritratti e di rappresentazioni a fissare nel tempo con la solita arguzia e dissacrazione tanti momenti di vita.

Sua è stata la ‘chimera briaca’ simbolo del “Mistico Ordine goliardico Aretino”, con la tenebrosa chimera che si abbandona ai piaceri di bacco con bottiglie e bicchieri nelle sue volute, con il viso dal naso rosso e decisamente brillarello (vedi riproduzione a piè pagina).

Significativo anche il titolo di un suo Volume “Meleggiar si costuma nel nostro borgo…..”.

Forse come sciatore non era il massimo, ma attaccato alla pista con il suo personale “spazzaneve” era sempre in testa al gruppo dei famosi sciatori Rotariani della “Pia Casa”.

Nella settimana bianca rotariana a Corvara avevamo ideato un Premio “a rovescio”. A fine settimana veniva eletto “Baluba” chi l’aveva combinata più grossa e li si tornava goliardi della miglior tradizione con lo sberleffo in libertà. Si preparava un “canovaccio” e alla “convention” dell’ultima sera si portava l’Assemblea, con il racconto delle “bischerate” compiute, ad eleggere il Baluba. E così abbiamo battezzato Paolo Ricci, Piero Caponi, Sandro Baroni, Antonio Cascavilla e poi Maurizio Ceccherelli, Nello Bindi e anche Mauro Forzoni.

Ancora voglio ricordare le tante volte che con Giulio ci siamo scambiati su argomenti rotariani, altre volte su problemi di lavoro, legati alla professione, altre per valutare opinioni o semplicemente Giulio raccontava i suoi “colmi”, i suoi “aforismi”: così anche nelle conviviali del Club i rotariani che erano con lui a tavola potevano apprezzare lo spirito raffinato e arguto con cui commentava le “cose” della vita.

È stato una persona capace nel suo lavoro, un professionista affermato nell’Ingegneria Civile e nelle Calcolazioni; sono certo anche un marito e padre attento e prodigo.

Ornella è stata la sua vera metà, la sua compagna di vita e Lorenzo il figlio amato.

Quante volte ci siamo divertiti a percorrere con gli sci quella che era per tutti la pista di Giulio, “l’Ornella” a Porta Vescovo, ogni anno era una tappa obbligata…..

Così chiudo questo racconto di Giulio Rupi.

Non volevo essere “scontato” e forse lo sono stato; vorrei essere stato leggero ma che da queste poche parole si possa capire quale vuoto ha creato la sua scomparsa, quanto mancherà agli amici, ai sodali del Club e in particolare ai suoi cari Ornella e Lorenzo.

A Giulio un caro abbraccio.

Vittorio Landi

 

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