Giorgio Federici*

A 50 anni dall’alluvione

Lo stato dell’arte dei provvedimenti di riduzione del rischio di inondazione nell’Arno a monte di Firenze

Il Progetto Toscana. Firenze2016

Il cinquantennale: un anniversario diverso?

Il ruolo dei serbatoi a monte di Firenze

Siamo a rischio?

Il Progetto Toscana-Firenze2016

Nel cinquantesimo anniversario dell’alluvione del 4 novembre 1966 oltre un centinaio di Enti e organizzazioni pubbliche e private hanno aderito al Progetto Firenze2016 e cooperano a progettare e realizzare una svolta nell’affrontare le problematiche del rischio idraulico e complessivamente le questioni ambientali. L’anniversario dunque non solo per ricordare ma occasione per prepararci ad un futuro che appare incerto e rischioso.

I primi quattro anni di attività del Progetto hanno permesso di raggiungere dei risultati in termini di raccolta della memoria, di ripresa della ricerca e della documentazione sull’evento alluvionale del 1966 e di monitoraggio dell’Arno in particolare del tratto urbano di Firenze.

Numerosi progetti sono stati predisposti per il post anniversario e hanno come obiettivo di continuare le azioni in corso e di proporre alla comunità internazionale, sempre più impegnata sui temi della resilienza dei sistemi urbani e ambientali, Firenze e la Toscana come un punto di riferimento per le azioni e la sperimentazione di approcci innovativi in particolare sulla resilienza delle città d’arte alle catastrofi naturali.

Il Comitato è co-presieduto dal sindaco di Firenze Dario Nardella e dal Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, anche per dare al Progetto la necessaria piena dimensione regionale. Infatti i tre quarti delle aree di pianura della Toscana furono alluvionate nel 1966 e l’evento è stata ricordato in molti centri colpiti. (http://toscana.firenze2016.it/ ).

Il cinquantennale: un anniversario diverso?

Il quarantesimo anniversario fu caratterizzato soprattutto dal ricordo delle vittime, raccolta della documentazione fotografica, da mostre e da un grande raduno degli Angeli del fango.

Il cinquantesimo invece è stato caratterizzato da una maggiore evidenza del ruolo dei fiorentini e dei toscani nella ricostruzione, da una informazione più chiara sulle condizioni di rischio della città e da una documentazione multimediale più vasta e accurata. Vedremo alle fine del 2017 quando le molte iniziative programmate saranno in gran parte svolte se saremo riusciti a completare in modo significativo la memoria. Rimane da ricordare nel 2017 che il 1967 fu l’anno degli aiuti nazionali e internazionali che permisero in pochi mesi alla città di risorgere e in cui ebbe inizio il grande lavoro di restauro delle opere d’arte alluvionate durato anni. Dunque nel 2017 ringrazieremo tutti gli oltre 70 paesi del mondo che ci hanno aiutato con un elenco il più possibile completo che il Comitato Firenze 2016 sta predisponendo.

Il punto importante emerso nelle “celebrazioni” è però la maggiore consapevolezza del rischio che la città metropolitana corre e l’argomento è accennato alla fine di questo scritto.

In occasione della riunione conviviale del Rotary Club Arezzo Est – Casentino – Valdarno possiamo ricordare il ruolo delle dighe di Levane e La Penna nell’evento alluvionale e i progetti previsti per l’aumento dei volumi di laminazione delle piene.

Il ruolo dei serbatoi a monte di Firenze

Il Comitato Firenze2016 ha cercato in questi anni di correggere alcune “leggende metropolitane” ben radicate nell’opinione di molti. Una di queste attribuisce una rilevante responsabilità dell’alluvione a Firenze alle manovre di scarico durante l’evento delle dighe dell’ENEL di Levane e di La Penna. Malgrado che le vicende giudiziarie durate più di quattro anni abbiamo assolto con formula piena i tecnici che effettuarono queste manovre, il desiderio di dare colpe a qualcuno anche di fronte ad eventi naturali straordinari come quello del 1966 continua ad esercitare la sua fascinazione.

1 – BILANCINO 2 – LEVANE 3 – LA PENNA

Fig. 1- I serbatoi a monte di Firenze

Nelle figure 1 e 2 sono riportati i tre invasi a monte di Firenze che hanno un ruolo significativo sui fenomeni di piena. Il serbatoio di Bilancino sulla Sieve nel 1966 non esisteva ed è stato l’unico realizzato di quelli proposti dal Piano Supino e dagli altri piani previsti per la protezione dalle alluvioni.

Bilancino ha risolto per i prossimi decenni i problemi di approvvigionamento idrico dell’area metropolitana Firenze – Prato – Pistoia e aree limitrofe ma ha un modesto ruolo nella riduzione della pericolosità delle piene a Firenze. È facile capirlo se si pensa che il bacino imbrifero sotteso alla diga è di circa 150 Km2 mentre quello a monte di Firenze è di circa 4.200 km2 a Firenze.

Fig. 2- Ubicazione dei serbatoi di Levane e di La Penna

Il ruolo dei serbatoi di Levane e La Penna potrebbe essere invece significativo per il futuro. Dalle tabelle riportate si evidenzia che le dighe non hanno alcuna capacità teorica di laminazione delle piene e che è stato più volte proposto di realizzare con l’innalzamento delle stesse. Attualmente i serbatoi hanno una capacità di invaso di regolazione modeste, oggi peraltro diminuite a causa dell’interrimento rispetto ai volumi di piena coinvolti in un evento come quello del 1966 ( 180-190 Mm3 in uscita da Levane, 400-500 Mm3, transitati a Firenze).

Una delle prime idee per aumentare la protezione di Firenze dopo il 1966 fu appunto di aumentare la capacità di invaso di questi serbatoi alzando le due dighe. Questa operazione avrebbe potuto realizzarsi rapidamente e con costi contenuti ma non fu perseguita per opposizione di popolazioni che sarebbero state interessate dai nuovi livelli degli invasi in caso di piena e per la priorità data all’invaso di Bilancino, che aveva una necessità fortissima di essere realizzato per garantire l’approvvigionamento idrico essenziale per lo sviluppo.

Oggi queste ipotesi progettuali vengono riproposte e il Governo ha finan

L’INVASO DI LEVANE
  ATTUALE IN PROGETTO
Quota massima di regolazione 167,50 m slm 167,50 m slm
Quota di massimo invaso 167,50 m slm 172,00 m slm
Volume utile d’invaso 3,5 Mm3 3,5 Mm3
Volume totale d’invaso 4,9 Mm3 14,4 Mm3
Volume di laminazione 0 Mm3 9,5 Mm3
Superficie del bacino imbrifero 2407 Km2 2407 Km2
Superficie del bacino a monte di Pontassieve 4075 Km2 4075 Km2
L’INVASO DI LEVANE
  ATTUALE IN PROGETTO
Quota massima di regolazione 167,50 m slm 167,50 m slm
Quota di massimo invaso 167,50 m slm 172,00 m slm
Volume utile d’invaso 3,5 Mm3 3,5 Mm3
Volume totale d’invaso 4,9 Mm3 14,4 Mm3
Volume di laminazione 0 Mm3 9,5 Mm3
Superficie del bacino imbrifero 2407 Km2 2407 Km2
Superficie del bacino a monte di Pontassieve 4075 Km2 4075 Km2

ziato l’innalzamento della diga di Levane che dovrebbe consentire, diciamo per il sessantesimo, di avere 9,5 Mm3disponibili per le piene con un innalzamento della diga di 4,5 metri.

L’area di Laterina occupata da infrastrutture civili e industriali verrebbe protetta da argini.

Anche l’innalzamento della diga di La Penna è stato riproposto e sarebbe anche più significativo ( 25 Mm3per un innalzamento di 5,5 metri ). Su questo però ci sono ancora notevoli opposizioni e probabilmente il problema verrà riproposto solo dopo che saranno realizzate le quattro casse di espansione previste nel Valdarno e sarà rialzata la diga di Levane.

Va infine ricordato che, sulla base dello studio condotto dal Prof. Giovanni Cocchi, dall’Ing. Alessandro Giani e dall’Ing. Giorgio Hautmann nel 1967, nell’ambito della consulenza svolta per conto della Procura della Repubblica di Firenze, si stima che, al passaggio della piena del 4 novembre 1966, tra la diga di La Penna e quella di Levane, si sia accumulato un volume massimo di circa 15,5 Mm3, di cui circa 10 Mm3 al di sopra della quota massima di regolazione 167,50 m slm. Tale volume è stato incamerato in buona parte nella piana di Laterina.

In base a dati Enel, si stima che a monte della diga di La Penna si sia accumulato un volume massimo di circa 7 Mm3 al di sopra della quota massima di regolazione 203,50 m slm.

Questo dimostra come le due dighe nel 1966 abbiano di fatto “laminato la piena” per 15, 5 Mm3, con l’innalzamento del livello al di sopra della massima regolazione, con un effetto positivo sulla riduzione del picco di piena a Firenze.

La colpa è delle dighe!

I responsabili delle manovre degli organi di scarico del dighe ENEL nel 1966 sono stati per la diga di La Penna il signor Alvaro Pippucci e per la diga di Levane il signor Danilo Carnasciali. Entrambi furono inquisiti e processati per il loro operato. Furono assolti con formula piena dopo processi durati oltre quattro anni, durante i quali nei loro confronti furono esercitati atteggiamenti persecutori e pressioni psicologiche.

Emerse chiaramente come i due tecnici avessero seguito le regole di gestione dei serbatoi previste in caso di piena, e che cioè non si scarichino portate maggiori di quelle in arrivo ai serbatoi. Fu dimostrato che questo rigorosamente avvenne, e cioè che le portate scaricate non furono mai maggiori da quelle in arrivo dai serbatoi. Come sempre accade i serbatoi rivelano un ruolo positivo negli eventi di piena. Oggi con i sistemi di preannuncio idrometeorologico è possibile fare un scarico preventivo ma allora non era possibile manovrare in anticipo gli organi di scarico in previsioni di una piena preannunciata.

Il Comitato Firenze 2016 ha cercato di chiarire e documentare la memoria di questi eventi con una intervista al signor Danilo Carnasciali e pubblicando un articolo dell’Ing. Remo Chiarini (“Ma la colpa non era delle dighe”, Numero speciale della rivista Testimonianze: La Grande Alluvione. N. 504-505-506 ), che aveva intervistato nel 2016 il signor Alvaro Pippucci, ora scomparso.

Siamo a rischio?

Si può affermare che solo oggi Firenze comincia a fare i conti con la sua alluvione, andando oltre alle rituali se pur doverose e inevitabili periodiche celebrazioni.

In questi mesi è emerso chiaramente come il rischio idraulico della città di Firenze sia stato trascurato in questi cinquant’anni. Solo di recente è possibile verificare un cambiamento da parte delle istituzioni. In Toscana negli ultimi anni gli eventi meteorologici estremi sono stati numerosi e la Regione ha cercato di cambiare il modo di affrontare la situazione con nuovo atteggiamento e concretezza. Questo “cambio di passo” ha riguardato anche il Governo nazionale. Da quando c’è «Italia Sicura» sono stati finanziati negli ultimi due anni interventi in grado di ridurre in modo significativo la pericolosità idraulica di Firenze: 4 casse di espansione nel Valdarno, l’innalzamento della diga di Levane. Si prevede che le casse di espansione ( circa 30 Mm3) saranno pronte intorno al 2022, più tardi innalzamento di Levane ( 9,5 Mm3). Sono previste anche casse di espansione nella Sieve.

Possiamo dire che probabilmente per il sessantesimo anniversario dell’alluvione la pericolosità idraulica a Firenze sarà ridotta in modo significativo ma ancora insufficiente per una città dell’importanza planetaria come Firenze come affermano autorevoli esperti.

Il ITSC – International Technical Scientific Committee costituito per la prima volta nell’ambito del Progetto Firenze2016 afferma:

‘Firenze rimane ad elevato rischio di alluvione e che questo rischio cresce ogni giorno. Il problema non è se un’alluvione di pari entità o superiore a quella del 1966 colpirà ancora la città di Firenze, ma quando ciò accadrà’

Gli interventi fino ad ora finanziati non assicurano una riduzione del rischio di inondazione a livelli commisurati al valore di una città quale Firenze, permanendo una forte esposizione che risulta inaccettabile, sia per il rischio di perdite di vite umane sia per il valore dei tesori d’arte che la città ospita’

Dunque dopo il 1966 sono stati effettuati soltanto limitati interventi strutturali finalizzati alla riduzione del rischio idraulico nella città di Firenze. Com’è stato possibile che Firenze sia stata per tanti anni così trascurata dal Governo nazionale e anche di fatto dalle politiche regionali?

La comunità internazionale e i cittadini fiorentini si aspettano che si faccia finalmente tutto quello che è necessario per la sicurezza di Firenze.

Relazione tenuta il 24 Ottobre 2016

Giorgio Federici

Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale

Università degli Studi di Firenze

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